Presidi ridotti

Vigilanza privata in pattuglia sull’Appennino bolognese

Organici limitati e aree difficili da controllare rafforzano il ruolo degli istituti accanto alle forze dell’ordine.

Vigilanza privata in pattuglia sull’Appennino bolognese

Con organici ridotti e territori complessi da presidiare, la vigilanza privata sta assumendo un ruolo sempre più rilevante al fianco delle forze dell’ordine. Il fenomeno è al centro di un dossier che raccoglie dati e voci dei sindaci sul tema della sicurezza e racconta una serata trascorsa a bordo di un’auto di servizio.

Il servizio nelle aree più isolate

La ronda si svolge nell’Appennino bolognese, indicato come una delle zone più isolate della provincia. A bordo della vettura c’è Riccardo Bencivenni, funzionario di Sicuritalia, società che offre servizi di sicurezza a cittadini privati in tutta Italia. Il suo compito viene presentato come parte di un sistema che opera accanto alle istituzioni pubbliche, in un contesto nel quale il presidio del territorio risulta più difficile.

Bencivenni descrive l’istituto di vigilanza come un livello intermedio tra una situazione di emergenza e l’intervento dello Stato attraverso le proprie forze dell’ordine. La definizione sintetizza il ruolo attribuito agli operatori privati: garantire una presenza sul territorio e contribuire alla sicurezza, senza sostituirsi agli organismi pubblici competenti.

Il rapporto con le forze dell’ordine

Il dossier collega la crescita della vigilanza privata alla combinazione tra personale insufficiente e caratteristiche geografiche dei territori da controllare. Le aree appenniniche, più isolate e difficili da presidiare, rappresentano in questo quadro uno degli ambiti nei quali la presenza degli istituti privati viene considerata più significativa.

Secondo il quadro richiamato nell’inchiesta, l’Emilia-Romagna è tra le regioni italiane con il numero più basso di forze dell’ordine in rapporto al tasso di criminalità. Il dato viene utilizzato per spiegare il contesto nel quale si amplia il ricorso a servizi di sicurezza privata e per aprire una riflessione sull’equilibrio tra controllo pubblico e vigilanza svolta da soggetti autorizzati.

La ricostruzione non presenta la vigilanza privata come alternativa alle forze dell’ordine, ma come una presenza complementare in territori dove le risorse disponibili e le distanze rendono più complesso assicurare un presidio continuativo. La ronda serale nell’area appenninica diventa così l’occasione per osservare concretamente come sta cambiando l’organizzazione della sicurezza sul territorio.