È stato consegnato alla Procura il secondo cellulare di Abderrahim Fakir, il 42enne morto il 19 luglio al Pilastro, a Bologna, mentre veniva immobilizzato da due agenti di polizia intervenuti dopo una segnalazione. Il dispositivo era ricercato dagli investigatori fin dalle ore successive alla morte: finora i pubblici ministeri erano riusciti ad acquisire soltanto il primo smartphone.
Il telefono è stato consegnato nei giorni scorsi da un amico di famiglia della vittima, che lo avrebbe custodito per alcune settimane perché preoccupato di tutelare la privacy delle conversazioni contenute. Dopo un confronto con l’avvocato Fabio Anselmo, che assiste la famiglia Fakir, l’uomo si è recato in Procura. È stato ascoltato nell’ambito dell’inchiesta per omicidio colposo, che coinvolge i due poliziotti intervenuti e i quattro volontari della Croce Rossa presenti sul posto durante il fermo.
Gli accertamenti sul dispositivo
Anche sul secondo telefono saranno eseguiti accertamenti con modalità analoghe a quelle già disposte sul primo apparecchio dai pm Morena Plazzi, Domenico Ambrosino e Francesca Arienti, coordinati dal procuratore capo Paolo Guido. L’obiettivo è individuare i contenuti utili a ricostruire le ore precedenti alla morte, compresi gli spostamenti di Fakir, le persone frequentate e le attività svolte prima dell’intervento dei soccorritori.
Gli investigatori esamineranno inoltre eventuali fotografie di ricette mediche e altri elementi relativi alle patologie pregresse dell’uomo. Le informazioni potrebbero contribuire a chiarire le condizioni che precedettero la crisi psichica per la quale furono inviate sul posto una volante della polizia e un’ambulanza infermieristica della Croce Rossa.
La ricostruzione dei soccorsi
Secondo quanto emerso finora, la notte precedente Fakir l’aveva trascorsa con un conoscente residente al Pilastro. Nel pomeriggio successivo si trovava in via Italo Svevo, dove era in stato di agitazione. Le indagini stanno esaminando sia la catena dei soccorsi sia gli effetti che la manovra di contenimento eseguita dai due agenti, di 23 e 28 anni, può avere avuto sul corpo del 42enne.
Sul fronte medico-legale, il 2 ottobre è prevista una nuova riunione dei consulenti nominati dalle parti, chiamati a fare il punto sugli esiti dell’autopsia. Tra gli elementi già emersi figurano la presenza di sangue nei polmoni e la positività alla cocaina. Gli ulteriori esami dovranno contribuire a definire le cause della morte e il possibile peso delle condizioni fisiche e psichiche di Fakir nella sequenza dei fatti.