Bologna è stata attraversata da una giornata di protesta studentesca caratterizzata da cortei, blocchi agli ingressi degli istituti e momenti di tensione con le forze dell’ordine. Lo sciopero del 16 ottobre 2026 ha coinvolto quasi tutte le scuole superiori del territorio: circa 500 ragazze e ragazzi hanno partecipato ai primi cortei, ai quali si sono aggiunti altri 500 giovani nel corso della mattinata.
La mobilitazione è iniziata davanti ai licei, dove sono stati organizzati picchetti e concentramenti. In alcuni casi gli ingressi sono stati ostruiti con cassonetti, biciclette elettriche e striscioni. Al liceo Galvani alcuni manifestanti hanno utilizzato anche una catena, poi rimossa dai vigili del fuoco. Presidi si sono registrati, tra gli altri, davanti a Minghetti, Fermi, Copernico, Laura Bassi Musicale, Sabin e Aldini, con la partecipazione dei collettivi Osa e Cas.
Il blitz e la tensione in stazione
Uno dei cortei ha raggiunto l’Ufficio scolastico regionale, dove alcuni studenti sono entrati per diversi minuti nei corridoi e all’ingresso degli uffici. Durante il blitz è stato rotto un vetro. In seguito, un gruppo ha proseguito con una manifestazione non autorizzata verso la stazione, arrivando all’ingresso di piazza delle Medaglie d’oro.
Lo scalo era presidiato da tre mezzi blindati e da circa venti agenti in tenuta antisommossa. Dopo alcuni minuti di tensione a distanza, i manifestanti si sono avvicinati alle forze dell’ordine. Sono stati lanciati oggetti, bottiglie e fumogeni contro i reparti schierati, che hanno respinto la folla con gli scudi. Il corteo è poi rientrato nella zona universitaria e si è fermato in piazza Verdi, dove sono stati fatti esplodere alcuni fuochi d’artificio.
Blocchi e disagi alla circolazione
All’altezza di Porta San Donato una parte della manifestazione, alla quale si sono uniti anche studenti universitari, si è separata dal corteo principale dirigendosi verso piazza Carducci lungo un percorso non autorizzato. Circa un centinaio di giovani ha bloccato i viali, guidato dal collettivo Minghetti. Il gruppo ha raggiunto via Torleone, dove si sono verificati momenti di tensione con alcuni automobilisti e con un motociclista che, secondo quanto riferito, si è diretto contro i ragazzi rischiando di investirli.
In via Guerrazzi al gruppo si sono aggiunti altri 500 giovani, tra cui esponenti di Cua, con il passaggio successivo in piazza Aldrovandi. Il Comune di Bologna ha segnalato ripercussioni sul trasporto pubblico: gli autobus hanno proceduto in accodamento o sono stati deviati a causa delle manifestazioni.
Le ragioni della protesta riguardano le politiche scolastiche, il carovita, la guerra e le spese militari. In via dei Mille gli studenti hanno dato fuoco a un carro armato simbolico di cartone, chiedendo che le risorse siano destinate alla manutenzione degli istituti e agli investimenti nell’istruzione. Sugli striscioni è comparso lo slogan Soldi alla scuola, non alla guerra, mentre sono stati rivolti attacchi al governo, alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, al ministro Giuseppe Valditara e al generale Roberto Vannacci.
Durante la protesta è stato inoltre denunciato il caso di una studentessa del collettivo Osa, bersaglio di minacce e insulti sessisti diffusi in un gruppo privato su WhatsApp dopo la condivisione di informazioni sullo sciopero. I manifestanti hanno chiesto alla preside e all’Ufficio scolastico regionale provvedimenti nei confronti degli autori dei commenti, definiti come istigazione allo stupro e minacce dirette. Alla mobilitazione hanno espresso solidarietà Potere al Popolo, Usb, Cambiare Rotta e Cua.