Da Bologna, una delle città italiane più esposte alla pressione sul mercato delle locazioni, la ministra dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini ha fatto il punto sul piano nazionale per gli alloggi universitari. Nel corso di un intervento televisivo del 21 settembre 2026, ha ricordato le difficoltà affrontate dagli studenti fuori sede e l’obiettivo di aumentare l’offerta di sistemazioni a prezzi sostenibili.
Bernini ha citato il caso di una stanza di appena otto metri quadrati affittata a 600 euro al mese, una situazione raccontata nel 2022, quando davanti alle università erano comparse tende per denunciare il caro affitti. Secondo la ministra, da quella emergenza è nata la necessità di accelerare la realizzazione di nuove strutture: il piano prevede 63mila posti letto, con l’apertura di numerosi cantieri in quattro anni.
Il piano per gli alloggi universitari
In base ai numeri forniti da Bernini, 33mila posti sarebbero già pronti, mentre la dotazione complessiva dovrebbe essere disponibile entro il 2027. Una quota degli alloggi sarà assegnata secondo i criteri del diritto allo studio. In particolare, il 30%, pari a oltre 18mila posti, sarebbe gratuito e destinato sulla base del merito.
Per gli altri alloggi è previsto, sempre secondo quanto riferito dalla ministra, un canone inferiore del 15% rispetto ai valori di mercato. Nel prezzo dovrebbero rientrare anche alcuni servizi, tra cui utenze, connessione wi-fi, lavanderia e, in molti casi, mensa. L’effettiva ricaduta del piano dipenderà dalla distribuzione dei nuovi alloggi nelle città universitarie maggiormente interessate dalla crisi abitativa.
La pressione sul mercato bolognese
A Bologna l’aumento dei canoni ha coinvolto non soltanto gli studenti, ma anche famiglie e lavoratori. Il Comune ha collegato la riduzione dell’offerta per le locazioni di lungo periodo anche alla pressione esercitata dagli affitti turistici. La difficoltà di accesso alle abitazioni emerge inoltre dai dati dell’ultimo bando comunale per il sostegno alla locazione: le domande presentate sono state 3.383, delle quali 1.995 ammesse nella graduatoria provvisoria.
Le risorse disponibili, pari a 1,93 milioni di euro stanziati dalla Regione Emilia-Romagna, sarebbero state sufficienti a finanziare 1.232 richieste. A settembre il Comune ha inoltre presentato il progetto sperimentale Una casa per il lavoro, con 25 alloggi a canone calmierato destinati ai dipendenti delle imprese bolognesi. L’iniziativa punta ad affrontare una crisi che incide anche sulla capacità della città di attrarre e trattenere lavoratori.
Sul tema è intervenuto anche il sindaco Matteo Lepore, indicando l’emergenza abitativa come una delle priorità del prossimo mandato in caso di rielezione nel 2027. Tra gli obiettivi citati figurano il rafforzamento del Piano per l’abitare e un fondo comunale per prestiti a tasso agevolato alle famiglie in difficoltà. Lepore ha inoltre sostenuto che, nella scelta tra grandi opere e politiche abitative, le risorse comunali dovrebbero essere indirizzate soprattutto verso le case pubbliche.