La Virtus Bologna sta dando forma a un’identità costruita sulla distribuzione delle responsabilità. La vittoria ottenuta a Monaco ha offerto una nuova conferma del percorso indicato da Alex Mumbrù: non un solo giocatore incaricato di risolvere le partite, ma più elementi pronti ad assumersi il peso delle azioni decisive.
Il tecnico catalano aveva spiegato fin dall’inizio della stagione di non voler individuare un go-to-guy designato. La scelta nasce anche dal cambiamento rispetto alla passata annata, quando nei finali punto a punto il riferimento principale era Carsen Edwards. Dopo la sua partenza, la società, con Paolo Ronci in prima linea e Mumbrù alla guida tecnica, ha puntato su una maggiore condivisione delle responsabilità, senza rinunciare alle caratteristiche individuali dei giocatori.
Frazier decisivo nel momento chiave
Le ultime gare hanno dato concretezza a quella previsione. Contro Olympiacos e Maxima Roma il miglior rendimento era arrivato da Marcus Carr, mentre a Monaco la scena è stata conquistata da Wendell Moore. Proprio Moore era rimasto fuori nell’ultima partita, insieme ad altri due stranieri, per effetto delle regole che imponevano di escludere tre dei nove giocatori a disposizione.
La rinuncia a Moore non era una decisione scontata, ma la risposta della squadra ha premiato la scelta dell’allenatore. Al suo posto è emerso Trent Frazier, autore di una prestazione incisiva nei momenti importanti. La guardia statunitense, reduce da tre stagioni a San Pietroburgo, ha trovato il canestro con il tiro da tre punti e con attacchi rapidi al ferro, sfruttando la velocità nonostante una struttura fisica meno imponente.
I compagni lo hanno ribattezzato Ragù, richiamando la sua debolezza per la cucina, ma sul parquet Frazier ha mostrato soprattutto capacità di prendersi iniziative quando serviva. Il suo rendimento a Monaco si inserisce in un quadro più ampio, nel quale la Virtus sta scoprendo risorse differenti e una rotazione in grado di cambiare protagonista da una partita all’altra.
Una squadra con più soluzioni
Tra gli elementi in crescita c’è anche Bo Klintman, capace di abbinare doti atletiche a una mano affidabile. Diarra si sta ritagliando un ruolo importante vicino a canestro, mentre Kessler Edwards garantisce una produzione costante senza cercare visibilità. Anche Tommy Baldasso contribuisce con energia e intensità, offrendo una spinta utile nei momenti in cui la gara richiede ritmo.
Il quadro che emerge è quello di una formazione nella quale i singoli non vengono isolati, ma messi nelle condizioni di incidere all’interno del sistema. La Virtus non dipende più da un’unica soluzione offensiva: Carr, Moore, Frazier e gli altri interpreti possono alternarsi nel ruolo di protagonisti. È la caratteristica che sta accompagnando l’avvio della squadra e che, secondo l’impostazione di Mumbrù, può diventare uno dei principali punti di forza del gruppo.