Condizione generazionale

Giovani costretti a partire: il nodo delle opportunità negate

Nel territorio emiliano gli arrivi superano le partenze, ma casa, lavoro e inclusione restano difficili.

Giovani costretti a partire: il nodo delle opportunità negate

Trentacinquemila giovani hanno lasciato Bologna e la sua città metropolitana nel 2025, mentre sono stati 43mila quelli arrivati. Un saldo complessivamente positivo che, secondo le relatrici dell’incontro Diritto a restare, non basta però a descrivere la qualità delle scelte compiute. Il tema è stato discusso domenica sera nella Sala centrale Francesco Guccini della Festa dell’Unità provinciale, al Parco Cevenini, durante un appuntamento promosso dai Giovani Democratici e moderato da Giorgio Romano.

Al centro del confronto c’è stata la necessità di distinguere la mobilità scelta da quella dettata dall’assenza di alternative. Giorgia De Giacomi, capogruppo del Partito Democratico in Comune a Bologna, ha sottolineato che il problema non è spostarsi per curiosità o per vivere un’esperienza diversa, ma doverlo fare perché nel proprio territorio non si trovano opportunità sufficienti. Con lei sono intervenute la consigliera metropolitana Sara Accorsi, l’attivista e autrice Victoria Karam e Giorgia Mazzanti, consigliera comunale di Monte San Pietro con delega al protagonismo giovanile. L’incontro si è aperto con il saluto di Paky Tiani, segretario dei Giovani Democratici.

Risorse e autonomia

Il primo punto affrontato è stato quello delle risorse. De Giacomi ha illustrato il lavoro del Comune di Bologna sul bilancio intergenerazionale, uno strumento pensato per misurare quanto sia diventato più difficile per le nuove generazioni raggiungere l’autonomia attraverso casa, studio, lavoro e benessere. Dalla crisi del 2008, ha osservato, la condizione dei giovani non ha recuperato terreno. Secondo i dati richiamati durante il dibattito, agli under 35 va circa il 10 per cento della spesa di welfare, una quota ritenuta insufficiente rispetto al peso di questa fascia della popolazione.

Da questa situazione sono emerse tre proposte: destinare una parte vincolata della spesa alle giovani generazioni, costruire un’alleanza tra età diverse e verificare l’efficacia concreta delle politiche adottate. La capogruppo ha citato anche l’assistenza psicologica gratuita: se i cittadini continuano a richiederla nonostante il servizio sia già attivo, significa che il rapporto tra domanda e offerta non funziona. Politiche non efficaci e difficoltà materiali contribuiscono, secondo De Giacomi, ad allontanare i giovani dalla partecipazione politica.

Ascolto, comunità e inclusione

Sara Accorsi ha richiamato il fenomeno del ritiro sociale, che porta alcuni ragazzi a ridurre la propria vita alla casa e spesso a una sola stanza. Tra le cause può esserci anche la mancanza di prospettive dopo gli studi. La Città metropolitana sta collaborando con le Asl di Bologna e Imola per portare il supporto psicologico nelle scuole: il progetto, avviato nelle superiori, è stato esteso alle medie e alle ultime classi della primaria. Accorsi ha insistito inoltre sull’importanza dell’ascolto, ricordando il valore attribuito da una studentessa alla possibilità di ricevere domande mai rivoltele prima.

Giorgia Mazzanti ha raccontato l’esperienza della consulta giovanile di Monte San Pietro, descrivendo la partecipazione come un processo da coltivare nel tempo. Molti dei ragazzi coinvolti non vivono più nel comune, ma continuano a mantenere un rapporto con il territorio e a organizzare iniziative. Tra queste c’è Giovani in cammino, progetto che mette in relazione i ragazzi con le imprese delle aree montane. Per favorire la permanenza, è stato sottolineato, non servono soltanto finanziamenti, ma anche una rete composta da università, incubatori e istituzioni.

Victoria Karam ha infine posto l’attenzione sui giovani con background migratorio, denunciando un diverso trattamento nei racconti dei media quando gli stessi fatti riguardano ragazzi italiani o ragazzi italiani con genitori stranieri. La cittadinanza, ha sostenuto, rappresenta uno strumento per riconoscere pienamente l’appartenenza di chi è nato in Italia o vi è arrivato da bambino. In questo quadro è stata citata la cittadinanza onoraria conferita da Bologna agli studenti che concludono in città il ciclo di studi.

Il confronto si è chiuso con il richiamo alla necessità di politiche durature. Accorsi ha citato la proposta di legge del Partito Democratico sul diritto a restare, affinché trasferirsi all’estero sia una scelta e non un obbligo. De Giacomi ha invece collegato la condizione giovanile al costo dell’energia e alla prevenzione delle crisi: le difficoltà economiche, ha osservato, ricadono soprattutto sulle persone più povere, tra cui molti giovani.