Ricerca clinica

Sant’Orsola, il Cizutamig apre nuove prospettive nei trapianti

Il farmaco sperimentale ha ridotto gli anticorpi anti-HLA in due pazienti iperimmuni sottoposti a intervento.

Sant’Orsola, il Cizutamig apre nuove prospettive nei trapianti

Una sperimentazione condotta al Policlinico Sant’Orsola di Bologna apre nuove prospettive per alcuni pazienti in attesa di un trapianto di rene. Il centro ha utilizzato il Cizutamig, un farmaco statunitense già impiegato nel trattamento del mieloma multiplo, nelle fasi 1 e 2 della sperimentazione clinica.

A illustrare risultati e prospettive è Gaetano La Manna, direttore del Centro Trapianto di rene del Sant’Orsola e tra i primi a sostenere l’impiego sperimentale del trattamento. La struttura bolognese è stata selezionata dalla start up produttrice insieme a due ospedali di Barcellona e Berlino per verificare l’efficacia del farmaco in pazienti considerati particolarmente difficili da trapiantare.

Il problema dei pazienti iperimmuni

In Italia sono circa 6.100 le persone in attesa di un trapianto di rene. Secondo La Manna, circa il 10% è costituito da pazienti iperimmuni, cioè persone che presentano una probabilità molto elevata di rigetto a causa della presenza di anticorpi diretti contro gli organi disponibili. In questi casi il valore del PRA, il parametro che misura il grado di sensibilizzazione immunologica, supera il 95%.

Le plasmacellule producono anticorpi che possono reagire contro quasi qualunque organo destinato al trapianto. Esistono già farmaci in grado di ridurre temporaneamente la risposta immunitaria, ma l’effetto può esaurirsi e gli anticorpi possono ricomparire. Nei due pazienti trattati al Sant’Orsola, invece, gli anticorpi non si sono ripresentati a cinque e otto mesi dagli interventi.

Somministrazione e prossimi sviluppi

Il Cizutamig agisce sugli anticorpi anti-HLA, considerati uno degli ostacoli principali al trapianto nei pazienti iperimmuni. La somministrazione avviene per via endovenosa attraverso cinque sedute. L’osservazione clinica ha evidenziato una riduzione degli anticorpi anche dopo l’intervento, un dato che secondo i responsabili della sperimentazione potrebbe indicare una modifica più duratura della risposta immunitaria.

Il monitoraggio dei pazienti è ancora in corso, ma i due trapianti eseguiti a Bologna sono stati definiti riusciti. Il farmaco non è attualmente disponibile nell’ambito ordinario del Servizio sanitario nazionale: nei casi trattati al Sant’Orsola è stato utilizzato attraverso il cosiddetto uso compassionevole, con la messa a disposizione da parte della start up produttrice.

Il gruppo di ricerca sta discutendo con l’Agenzia europea per i medicinali e con la Food and Drug Administration statunitense sui possibili sviluppi del trattamento. L’obiettivo è verificare se il farmaco possa essere impiegato, oltre che nel trapianto di rene, anche per altri organi. Tra le ipotesi indicate da La Manna c’è un possibile utilizzo futuro nel trapianto di cuore.