Basket bolognese

Basile, la Fortitudo ritira la maglia del suo capitano

L’ex atleta ripercorre gli anni d’oro, i derby e il legame con il pubblico emiliano

Basile, la Fortitudo ritira la maglia del suo capitano

Gianluca Basile racconta il legame con la Fortitudo alla vigilia del ritiro della sua maglia. La cerimonia, in programma sabato al PalaDozza, renderà il suo numero il terzo ritirato nella storia del club, dopo quelli di Gary Schull e Ruben Douglas. Basile sarà il primo dei tre a ricevere questo riconoscimento ancora in vita.

Per l’ex capitano, la Fortitudo non è soltanto una squadra: è un club, una fede e il senso di appartenenza a una comunità. Il ritiro della maglia, spiega, significa restare nel ricordo di chi lo ha visto giocare e delle generazioni che ne hanno ascoltato le gesta. La decisione lo ha sorpreso, anche perché non si aspettava la chiamata del presidente Guerri.

Il destino e gli anni a Bologna

Basile ha vinto due scudetti con la Fortitudo, ma non considera i soli trofei il cuore della sua esperienza. Il ricordo più forte è legato ai cinque anni e mezzo vissuti a Bologna, al rapporto con il pubblico e alla quotidianità di una città segnata dalla rivalità con la Virtus. Proprio il derby, sottolinea, ha contribuito a rendere unico il rapporto con il capoluogo emiliano.

Il giocatore ricorda anche che avrebbe potuto finire alla Virtus, ma attribuisce alla casualità e al destino il percorso che lo portò in biancoblù. A Reggio Emilia entrò nei dieci convocati anche per l’infortunio di un compagno e, dopo lo stop delle guardie titolari, si ritrovò in quintetto. Da lì prese forma una carriera che lo avrebbe portato a diventare uno dei simboli della Fortitudo dell’epoca di Giorgio Seràgnoli.

I ricordi, i rimpianti e la vita lontano dal parquet

Tra i rimpianti sportivi cita la semifinale del 1999, persa dopo la stoppata di Marconato su Karnisovas, con lo scudetto poi conquistato da Varese. Ricorda inoltre la finale di campionato persa per 3-0 contro il Tau nell’anno della vittoria in Eurolega, quando la squadra, a suo giudizio, aveva le qualità per ottenere un altro titolo.

Tra le persone rimaste più importanti nella sua esperienza bolognese indica il massaggiatore Abele Ferrarini e il medico Stefano Quadrelli. L’allenatore del cuore è invece Jasmin Repesa, che lo rese capitano e lo aiutò a crescere anche sul piano umano, mentre conserva parole positive anche per Carlo Recalcati e per gli altri tecnici incontrati in carriera.

Oggi Basile vive a Capo d’Orlando con la moglie Nunzia. La famiglia si è occupata di cani randagi e lui è tornato al lavoro agricolo: coltiva ulivi, produce olio per sé e per gli amici e intreccia ceste di vimini. Anche il riferimento a un possibile merchandising con il suo olio e la maglia della Fortitudo è stato presentato come una battuta. Il ritorno al PalaDozza, però, avrà per lui un significato concreto: la consapevolezza di aver lasciato un segno nella storia del club.