Trentamila persone hanno partecipato alla manifestazione contro il carovita organizzata a Bologna il 30 ottobre, nell’ambito dello sciopero generale proclamato dall’Usb. Il corteo, partito da piazza Maggiore, ha attraversato il centro cittadino dirigendosi verso via Rizzoli e, secondo la Questura, si è sviluppato per circa due chilometri, con la presenza di componenti studentesche, organizzazioni sindacali, rappresentanti del sindacalismo di base ed esponenti dell’area antagonista.
La mobilitazione ha coinvolto lavoratori pubblici e privati e ha avuto ripercussioni anche nei settori della sanità, della scuola e dei trasporti. Nel complesso non si sono registrati incidenti, ma alcuni momenti di tensione si sono verificati quando una parte dei manifestanti ha forzato il cordone delle forze dell’ordine in via Stalingrado, tentando di accedere alla tangenziale attraverso lo svincolo 7.
Trecento identificati e un fermo preventivo
Il bilancio diffuso dalla polizia parla di 300 persone identificate e di un fermo preventivo. Una persona è stata accompagnata negli uffici di polizia perché trovata in possesso di un passamontagna e di un paio di occhialini, ma non è stata denunciata. La misura, spiega la polizia, è stata applicata sulla base delle recenti norme in materia di prevenzione e sicurezza pubblica, che consentono accertamenti nei confronti di soggetti ritenuti potenzialmente pericolosi per l’ordine pubblico in occasione di manifestazioni.
La situazione più delicata si è verificata in via Stalingrado. Nonostante le prescrizioni impartite, una parte del corteo ha oltrepassato il dispositivo di contenimento e ha occupato la carreggiata. Per ragioni di sicurezza è stata quindi disposta la chiusura della tangenziale tra gli svincoli 4 e 8, oltre a quella del corrispondente tratto dell’autostrada A14. L’occupazione delle arterie stradali ha provocato forti disagi alla circolazione cittadina.
Il corteo prosegue verso piazza Lucio Dalla
La maggior parte dei partecipanti ha poi lasciato la tangenziale per proseguire lungo via Marco Polo e via Beverara, fino a raggiungere piazza Lucio Dalla. Secondo la ricostruzione della Questura, all’interno del corteo si sono registrati ulteriori momenti di tensione con un gruppo più ristretto, riconducibile all’area autonoma e all’ex movimento della disobbedienza. Il gruppo avrebbe tentato di bloccare il deflusso degli altri manifestanti, costringendo alcuni partecipanti a invertire la marcia e a uscire dallo svincolo 6.
Il tentativo non è riuscito e anche la componente più conflittuale ha abbandonato la carreggiata, consentendo il progressivo esaurimento della protesta. La lunga occupazione delle strade ha comunque lasciato pesanti conseguenze sul traffico, con rallentamenti e difficoltà per chi doveva attraversare la città o raggiungere il luogo di lavoro.
Il sindaco Matteo Lepore ha definito la mobilitazione importante per il numero di persone scese in piazza, sostenendo che il movimento potrebbe crescere e incidere sul futuro politico del Paese se manterrà un carattere non violento. Il primo cittadino ha collegato la protesta ai temi del carovita, della guerra e del cambiamento del governo.
Dal centrodestra sono arrivate critiche per i disagi provocati alla città. Il deputato di Fratelli d’Italia Galeazzo Bignami ha riconosciuto il diritto a manifestare, contestando però i blocchi della circolazione. Critiche analoghe sono state espresse da Elena Ugolini, Marta Evangelisti, Matteo Di Benedetto della Lega e Giulio Venturi di Forza Italia. Ugolini ha inoltre denunciato l’episodio avvenuto al liceo Galvani, dove alcuni attivisti avrebbero impedito l’ingresso degli studenti con dei catenacci.