Caso giudiziario

Scuse alla famiglia Fakir per le frasi dopo la sua morte a Bologna

L’agente ammette l’errore, mentre il legale dei familiari deposita un nuovo esposto in Procura

Scuse alla famiglia Fakir per le frasi dopo la sua morte a Bologna

Il poliziotto di 23 anni coinvolto nel contenimento di Abderrahim Fakir ha chiesto pubblicamente scusa alla famiglia dell’uomo, morto dopo essere stato fermato al Pilastro. Le parole pronunciate dall’agente e da un collega subito dopo l’intervento sono state definite dallo stesso autore "inaccettabili". Fakir, 42 anni, era stato ammanettato e trattenuto a terra in via Svevo, a Bologna.

Le frasi sono state pronunciate il 19 luglio, pochi istanti dopo il fermo, mentre Fakir si trovava ancora a terra. Le conversazioni tra gli agenti e una frase rivolta a uno dei soccorritori sono state registrate dalla bodycam del capopattuglia e successivamente riportate nella relazione dei consulenti medico-legali della Procura, nell’ambito degli accertamenti sulla morte.

Le scuse dell’agente

Attraverso il proprio legale, l’avvocato Gabriele Bordoni, il giovane ha dichiarato di volersi scusare con la famiglia Fakir e con il corpo di appartenenza. L’agente ha spiegato di non aver compreso pienamente le condizioni dell’uomo e di essersi lasciato andare a espressioni indelicate. Ha richiamato il clima di forte tensione seguito all’intervento, precisando tuttavia che quel contesto non può giustificare quanto pronunciato.

Bordoni ha aggiunto che il poliziotto si era già scusato due mesi fa, parlando della vicenda con il proprio difensore. Secondo l’avvocato, quelle parole sarebbero state legate alla concitazione e all’emozione del momento, ma non sarebbero comunque compatibili con il ruolo di un servitore dello Stato. Da qui la decisione di rinnovare le scuse in forma pubblica.

La nuova querela della famiglia

Le dichiarazioni non hanno fermato l’iniziativa dell’avvocato Fabio Anselmo, che rappresenta i familiari di Fakir. Il legale ha presentato in Procura una nuova querela nei confronti dei due agenti, entrambi indicati nell’inchiesta con il modello 45-bis. Il procedimento riguarda attualmente l’ipotesi di omicidio colposo.

La denuncia prende in esame le frasi pronunciate nell’immediatezza dei fatti, quando Fakir era ancora ammanettato a terra, comprese quelle rivolte a un soccorritore. Tra le espressioni contestate figura anche "Se schiatta ci divertiamo". Secondo la tesi del difensore della famiglia, il contenuto dei dialoghi potrebbe sostenere l’ipotesi di responsabilità più gravi rispetto a quella finora contestata e incidere sulla valutazione dell’elemento psicologico.

La vicenda si inserisce negli accertamenti sulla morte del 42enne, per la quale i consulenti della Procura hanno indicato la droga come causa principale, rilevando però che i soccorsi non sarebbero stati né tempestivi né efficaci. Le valutazioni investigative dovranno stabilire il peso delle condotte dei presenti e ricostruire in modo completo quanto avvenuto durante e dopo il fermo.