Rituale bianconero

La Virtus riscopre il calcetto alla palestra Porelli

Reduce dal successo contro Milano, gruppo guidato da Mumbrù si ritrova sul parquet per rafforzare l’intesa, rievocando tradizione del 1997/98.

La Virtus riscopre il calcetto alla palestra Porelli

Il pallone è tornato alla palestra Porelli, ma questa volta non per una seduta di basket. Dopo il successo contro Milano, la Virtus di Alex Mumbrù si è concessa una partita di calcetto sul campo ridotto dell’Arcoveggio. L’iniziativa è stata raccontata attraverso un video pubblicato dal club su Instagram e ha coinvolto diversi giocatori della squadra bianconera.

Tra colpi di tacco, pressing e inseguimenti, Francesco Ferrari si è fatto notare per alcune giocate spettacolari, mentre Bo Klintman ha festeggiato trascinandosi dietro Derrick Alston. Anche Rasheed Bello si è distinto per le sue iniziative. Il gruppo ha trasformato il momento in un’occasione di svago e di condivisione, dopo le attività conviviali organizzate nelle settimane precedenti, tra sfoglia e tagliatelle.

Il precedente della Virtus di Messina

Il calcetto ha però una tradizione precisa nella storia della Virtus e richiama la squadra della stagione 1997/98, allenata da Ettore Messina e capace di conquistare scudetto e Coppa dei Campioni. A introdurre il calcio nel lavoro del gruppo fu Enzo Grandi, preparatore atletico noto a tutti come il Prof.

Grandi aveva alle spalle un passato da calciatore nel Bologna di Sergio Radice e nel Milan. Durante il ritiro in quota propose ai giocatori di cimentarsi con il pallone, ottenendo il loro apprezzamento. L’esperimento venne ripetuto in primavera, proprio alla vigilia della final four di Barcellona. Messina si fidava del preparatore, ma temeva possibili problemi alle caviglie dei suoi atleti.

Per Grandi, tuttavia, la partita aveva soprattutto una funzione mentale: aiutare i giocatori a scaricare la tensione prima dell’appuntamento decisivo. Alessandro Abbio giocava in porta, Claudio Crippa indossava la maglia dell’Inter, Hugo Sconochini cercava il contropiede e Zoran Savic lo inseguiva. Anche Sasha Danilovic, abile con le mani sul parquet, mostrava una buona confidenza con il pallone tra i piedi. Più complicato, invece, il rapporto con il gioco per Radoslav Nesterovic, penalizzato dalla sua altezza di 216 centimetri.

Un momento per fare gruppo

Quasi trent’anni dopo, la scena si è ripetuta con i giocatori della Virtus attuale. Davide Casarin ha svolto il lavoro di pressing, mentre il capitano Daniel Hackett si è distinto in fase difensiva. Alston, rimasto fuori nella gara di Milano, ha partecipato con entusiasmo inseguendo Klintman sul campo della palestra.

L’iniziativa si inserisce nel percorso di costruzione del gruppo della squadra, che in campo si affida alle triple di Wendell Moore e alle stoppate di Aliou Diarra. Il confronto con la Virtus del 1997/98 resta naturalmente impari sul piano dei risultati, ma il calcetto ha riproposto un rituale già visto a Bologna e ha offerto ai giocatori un momento informale per stare insieme.