Bologna, 19 ottobre 2026 – Volkswagen starebbe valutando il congelamento degli stipendi fino al 2030 per una parte consistente dei suoi dipendenti. L’indiscrezione, riportata dal quotidiano tedesco Süddeutsche Zeitung sulla base di documenti interni, riguarda il più grande gruppo automobilistico europeo e riaccende le preoccupazioni tra i lavoratori, compresi quelli legati alla galassia industriale della casa tedesca.
Secondo la ricostruzione della testata, centinaia di migliaia di dipendenti potrebbero rinunciare agli aumenti salariali. Per gli interessati, il mancato adeguamento delle retribuzioni potrebbe tradursi, considerando l’inflazione, in una perdita di reddito reale stimata intorno al 10 per cento. Volkswagen, interpellata dal quotidiano, ha scelto di non commentare le indiscrezioni, indicando nel prossimo ciclo di contrattazioni la sede per discutere eventuali accordi aziendali.
La crisi del gruppo tedesco
La casa automobilistica è sottoposta a forti pressioni. Tra i fattori citati figurano i dazi statunitensi, le difficoltà delle controllate Audi e Porsche e il calo delle vendite in Cina. Il piano allo studio si inserirebbe in un più ampio programma di riduzione dei costi, avviato dopo i massicci tagli occupazionali deliberati nel 2024.
Stando ai documenti riferiti dalla Süddeutsche Zeitung, il gruppo potrebbe procedere con l’eliminazione di decine di migliaia di posti di lavoro in tutto il mondo. Sarebbero inoltre a rischio quattro stabilimenti: Emden, Hannover, Zwickau e l’impianto Audi di Neckarsulm. A fine settembre era stata resa nota anche la decisione di Volkswagen di rescindere quasi tutti i contratti collettivi, con possibili conseguenze su indennità e compensi aggiuntivi.
Le reazioni dei sindacati bolognesi
La notizia è stata accolta con preoccupazione dalle organizzazioni sindacali emiliano-romagnole, anche se per Ducati non emergerebbero nell’immediato effetti diretti. Massimo Mazzeo, segretario della Fim Cisl per l’area metropolitana bolognese, ha spiegato che l’azienda di Borgo Panigale è sganciata dai meccanismi del gruppo e che la contrattazione italiana viene gestita autonomamente. La situazione, ha aggiunto, rappresenta comunque un passo indietro sul piano generale.
Per Simone Selmi, segretario generale della Fiom Cgil Bologna, il quadro è invece molto grave. Il sindacalista ha sottolineato che finora la questione non ha riguardato i salari Ducati, ma ha avvertito che eventuali ricadute sull’azienda dovrebbero essere discusse con le rappresentanze dei lavoratori.
Anche la Uilm, attraverso il segretario generale bolognese Stefano Lombardi, ha ricordato che l’integrativo Ducati è vigente e che sono previste trasformazioni di dipendenti part time in full time. La dinamica contrattuale dell’azienda, ha spiegato, resta indipendente da quella di Volkswagen. La preoccupazione riguarda però anche le aziende fornitrici collegate al gruppo automobilistico tedesco.