Sentenza social

Condannati a Bologna quattro hater per gli attacchi a Matteuzzi

Le motivazioni descrivono commenti online rivolti alla vittima e fissano gli importi dovuti ai familiari.

Condannati a Bologna quattro hater per gli attacchi a Matteuzzi

Le frasi pubblicate online dopo l’uccisione di Alessandra Matteuzzi hanno finito per trasformare la vittima in carnefice. È quanto scrive il giudice Nicolina Polifroni nelle motivazioni della sentenza con cui, a luglio, sono stati condannati quattro imputati per diffamazione aggravata. I responsabili dovranno pagare pene pecuniarie e risarcire i familiari della donna, colpita a morte dall’ex fidanzato Giovanni Padovani.

Il femminicidio è avvenuto il 23 agosto 2022 a Bologna. Matteuzzi aveva 56 anni, mentre Padovani, all’epoca, ne aveva 27. Dopo il delitto, alcuni commenti pubblicati sui social e denunciati dai parenti hanno messo sotto accusa la vittima, soffermandosi anche sulla differenza d’età tra i due. I familiari sono stati assistiti dagli avvocati Chiara Rinaldi e Antonio Petroncini.

Le motivazioni del giudice

Secondo Polifroni, si è trattato di esternazioni contrarie a ogni senso di umanità, caratterizzate da biasimo e sdegno e capaci di alimentare una disapprovazione collettiva. Il giudice le riconduce a una visione definita ormai anacronistica e patriarcale delle relazioni sentimentali, nella quale l’uomo sarebbe tradizionalmente più grande della partner e la donna non avrebbe la possibilità di interrompere autonomamente il rapporto.

Nelle motivazioni, Matteuzzi viene descritta come una persona esposta al pubblico disprezzo e rappresentata attraverso accuse relative alla sua vita privata, alla maturità e alla capacità di influenzare il compagno più giovane. Questa narrazione, osserva il giudice, avrebbe prodotto una inversione dei ruoli, attribuendo alla vittima la responsabilità della propria uccisione e all’assassino una presunta giustificazione.

Il risarcimento ai familiari

La decisione stabilisce che ciascuno dei quattro imputati dovrà versare 5.000 euro alla sorella Stefania Matteuzzi e 3.000 euro a ciascuno dei due nipoti. Gli importi sono destinati a compensare il danno provocato dalla diffusione dei contenuti diffamatori.

Il giudice sottolinea infine che i familiari hanno affrontato una significativa sofferenza morale, resa evidente anche durante le loro deposizioni, definite emozionate e faticose. La vicenda giudiziaria riguarda quindi non soltanto le conseguenze penali delle dichiarazioni pubblicate, ma anche l’impatto che quei messaggi hanno avuto sui parenti della donna uccisa.