Basket bianconero

Hackett, il leader della Virtus Bologna dentro e fuori dal campo

Esperienza, lavoro supplementare e responsabilità ne fanno una figura di riferimento per il gruppo.

Hackett, il leader della Virtus Bologna dentro e fuori dal campo

Il nuovo allenatore della Virtus Bologna, Álex Mumbrú, lo ha paragonato a una Ferrari: un bene prezioso da custodire e mantenere con attenzione. Il giocatore indicato dal tecnico è Daniel Hackett, che Mumbrú chiama spesso Our Capitan, utilizzando la parola spagnola per sottolinearne il ruolo all’interno dello spogliatoio.

Il riconoscimento non significa necessariamente un impiego prolungato in campo. Hackett va infatti verso i 39 anni e non può sostenere quaranta minuti a partita, ma la sua funzione nella squadra appare più ampia rispetto a quella di un semplice regista. Arrivato a Bologna nel 2022, ha contribuito alla conquista dell’EuroCup, delle Supercoppe e dello scudetto, diventando progressivamente una delle figure centrali della formazione bianconera.

Un passato da avversario

Il rapporto tra Hackett e la Virtus non è nato sotto il segno della simpatia sportiva. Prima di approdare a Bologna, il giocatore ha indossato le maglie di Benetton Treviso, Vuelle Pesaro, Montepaschi Siena e Olimpia Milano, squadre tradizionalmente indigeste ai tifosi della V nera, con l’eccezione della Fortitudo. Anche in Europa ha giocato per club come Cska Mosca e Olympiacos Pireo, alimentando un percorso che avrebbe potuto renderlo un avversario particolarmente sgradito.

Invece, stagione dopo stagione, Hackett si è ritagliato uno spazio importante senza cercare necessariamente il centro della scena. Le sue responsabilità sono aumentate attraverso le prestazioni e la capacità di assumersi compiti delicati. Già nella scorsa stagione, in assenza del capitano designato Alessandro Pajola, ha contribuito a orientare il gruppo e a gestire momenti complessi.

La guida dello spogliatoio

Il playmaker ha cercato di mediare con il tecnico Duško Ivanović e ha sostenuto il giovane Jakovljevic dopo un avvio difficile. La Virtus, in quella stagione, ha interrotto il percorso in semifinale dopo cinque finali scudetto consecutive. Un risultato che non può essere ricondotto alla responsabilità di un singolo giocatore, anche considerando gli infortuni di Pajola, Vildoza e Alston Junior.

Il contributo di Hackett, però, va oltre le statistiche. Può essere impiegato da ala piccola, da regista o come difensore, ma soprattutto rappresenta un punto di riferimento per i compagni più giovani e per i nuovi arrivati. Con il suo accento romagnolo-pesarese e l’inglese usato con il gruppo, prova a trasmettere cosa significhi vestire la maglia della Virtus Bologna e quale impegno richieda farne parte.

La sua dedizione emerge anche nei dettagli. Dopo un errore ai tiri liberi, invece di dirigersi subito negli spogliatoi, Hackett può fermarsi a chiedere un pallone per ripetere la serie. È un atteggiamento che riassume la sua idea di lavoro: si può migliorare anche a 38 anni. Per questo Mumbrú considera il veterano una risorsa da gestire con cura, dentro una squadra che gli riconosce un ruolo speciale.