Un arresto, quattro perquisizioni e un sequestro di denaro sono il risultato dell’operazione internazionale Mineral, condotta tra Italia, Spagna, Regno Unito e Austria contro una rete accusata di organizzare l’ingresso irregolare di migranti in Gran Bretagna. A Bologna, la Polizia di Stato ha eseguito i provvedimenti su delega della Procura della Repubblica e nell’ambito di una rogatoria internazionale, in collaborazione con le autorità britanniche e con il Servizio di cooperazione internazionale di polizia.
L’attività, illustrata il 23 settembre dalla Questura durante una conferenza stampa in piazza Galilei, ha coinvolto cinque persone nel capoluogo emiliano. Complessivamente, tra Italia, Spagna e Regno Unito, sono sei i destinatari di provvedimenti di arresto, mentre le perquisizioni sono state dieci e hanno interessato anche Austria e Regno Unito.
L’arresto e le perquisizioni a Bologna
Nel capoluogo emiliano è stato eseguito un mandato di arresto internazionale nei confronti di un quarantenne di origine pakistana, residente in città da decenni. L’uomo, accusato di associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e di riciclaggio, dovrà comparire davanti alla Corte d’appello per l’udienza di convalida.
Durante le operazioni sono state eseguite anche quattro perquisizioni e altrettanti colloqui, alla presenza degli avvocati d’ufficio, con persone ritenute collegate alla vicenda. Tre hanno scelto di rispondere agli investigatori e fornire la propria versione dei fatti, mentre una si è avvalsa della facoltà di non rispondere. In una delle attività sono stati sequestrati 39 mila euro in contanti, sui quali sono ancora in corso gli accertamenti.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori britannici, con il supporto di Europol, il gruppo sarebbe stato attivo da almeno due anni e avrebbe organizzato il trasferimento di persone provenienti dall’Asia verso il Regno Unito. Il quarantenne arrestato a Bologna è stato indicato come il presunto regista dell’attività, con il supporto di collaboratori e di due agenzie di viaggio bolognesi, incaricate di predisporre le tratte aeree dall’Asia all’Europa e le relative prenotazioni.
Il percorso attraverso l’Europa
Il meccanismo, sempre secondo l’ipotesi investigativa, prevedeva un primo ingresso nell’Unione Europea in aereo con documenti muniti di visti turistici. Una volta raggiunta l’Europa, i documenti sarebbero stati distrutti e sostituiti con altri messi a disposizione dalla rete. Gli investigatori hanno riferito che nel sistema sarebbero stati coinvolti 18 aeroporti.
Con la nuova documentazione, i migranti sarebbero stati trasferiti a Belfast attraverso viaggi organizzati in taxi, sfruttando la Common Travel Area. Dall’Irlanda del Nord sarebbe poi partita l’ultima tappa, con voli interni diretti in Inghilterra. In questo modo, il percorso avrebbe consentito di raggiungere la destinazione finale evitando i normali controlli previsti per l’ingresso nel Paese.
L’inchiesta ha assunto una dimensione internazionale e, oltre a Italia e Gran Bretagna, ha coinvolto Belgio, Finlandia, Irlanda, Islanda, Svezia, Portogallo, Paesi Bassi e Norvegia. Le accuse contestate e il ruolo dei singoli indagati dovranno ora essere valutati nelle successive fasi dell procedimento giudiziario.