Quattro sconfitte consecutive tra campionato ed Eurolega impongono alla Virtus Bologna una riflessione sul momento della squadra. Non si tratta necessariamente di un motivo di allarme, ma di una fase da analizzare per capire quali aspetti del percorso di crescita debbano essere corretti. Il prossimo appuntamento sarà lunedì al PalaDozza, dove arriverà Verona: una partita che i bianconeri dovranno provare a vincere per interrompere la serie negativa.
Le sconfitte, però, non hanno tutte lo stesso peso. Il ko contro Dubai ha lasciato meno rimpianti rispetto a quelli maturati contro Besiktas e Trieste. La formazione emiratina si è presentata a Bologna con un organico costruito attraverso investimenti importanti e con qualità sufficienti per puntare alle Final Four di Eurolega. Perdere contro un avversario di questo livello può rientrare nelle difficoltà del percorso, anche se dalla gara del PalaDozza sono emerse indicazioni utili.
Avversari preparati e percentuali in calo
Le caratteristiche della squadra allenata da Alex Mumbrù sono ormai riconoscibili. L’identità costruita nelle prime uscite aveva prodotto risultati significativi, ma gli avversari stanno imparando a limitarne le soluzioni. Nelle ultime partite la Virtus ha provato ad alzare il ritmo senza riuscire a farlo con la stessa continuità e incisività mostrata in precedenza.
In questo contesto si inserisce il momento di Marcus Carr. Il playmaker canadese, protagonista di un avvio di stagione molto positivo, sta attraversando una fase meno brillante. Le sue qualità restano intatte, ma al momento non riesce a garantire con la stessa frequenza la capacità di accendere la squadra e creare vantaggi dal palleggio. Una flessione comprensibile considerando il calendario e il ritmo degli impegni, che tuttavia incide sulla costruzione del gioco.
Un altro tema riguarda il tiro da tre punti. La Virtus dipende in misura significativa dalle percentuali dall’arco: quando i tiri entrano, il campo si apre e aumentano anche le opportunità vicino a canestro; quando invece le percentuali si abbassano, le difficoltà crescono soprattutto contro squadre fisicamente e tecnicamente attrezzate. Contro Dubai sono arrivate sette triple su 25 tentativi, con appena due canestri dall’arco nel primo tempo, entrambi segnati da Trent Frazier.
Il dato conferma anche il peso crescente della guardia americana, sempre più importante per la capacità di costruirsi un tiro dal palleggio e di garantire pericolosità sul perimetro. L’assenza di Tommaso Baldasso rappresenta un fattore, pur senza poter diventare un alibi. Wendell Moore e Kessler Edwards possono offrire un contributo sugli scarichi, mentre la squadra ha bisogno di ritrovare anche Derrick Alston, che sta faticando a trovare continuità e ritmo nelle proprie soluzioni offensive.
Il rendimento dei lunghi
Nel reparto dei lunghi emerge una differenza evidente tra Aliou Diarra e gli altri compagni di ruolo. Il centro maliano sta disputando un campionato di alto livello e anche contro Dubai ha dimostrato di poter competere con i migliori interpreti del ruolo in Eurolega. La sua prestazione si è chiusa con 19 punti, 7 rimbalzi e 29 di valutazione, oltre a cinque rimbalzi offensivi e a un plus/minus di +9, l’unico positivo della Virtus.
Proprio l’elevato rendimento di Diarra finisce però per rendere più evidente il divario nelle rotazioni. Momo Diouf e Kevin Kokila sono ancora indietro, per motivi e situazioni differenti, e la squadra ha bisogno di recuperarli. Le valutazioni sulla fase attuale non devono trasformarsi in un processo: fanno parte del percorso di un gruppo ancora alla ricerca dei propri equilibri e chiamato a gestire una stagione lunga e impegnativa.
Ora, però, la Virtus deve anche tornare a vincere. La gara di lunedì contro Verona, indipendentemente dalle difficoltà attraversate, rappresenta l’occasione per interrompere la serie di quattro ko e verificare la capacità della squadra di reagire alle criticità emerse nelle ultime settimane.