Il ponte ciclopedonale Dallabetta, a Trebbo di Reno, resta interdetto ai ciclisti a due anni dall’inaugurazione. Per richiamare l’attenzione sulla situazione, circa cinquanta persone sono partite in bicicletta in serata dalla Velostazione di Bologna e hanno raggiunto l’infrastruttura portando una torta, una candelina con il numero 2 e uno striscione con la scritta Due anni di vergogna.
Il passaggio, realizzato sopra un grande manufatto idraulico, è stato pensato per pedoni e biciclette. Tuttavia, secondo quanto riferito dai ciclisti, dal ottobre 2024, poche settimane dopo l’inaugurazione del cosiddetto tubone, le biciclette non possono transitare sul ponte. La struttura si trova nell’area di Trebbo di Reno e interessa i territori comunali di Castel Maggiore e Calderara di Reno.
Le competenze sulla gestione
Il nodo riguarda anche la ripartizione delle responsabilità. La Bonifica Renana, che gestisce la condotta idraulica sulla quale è stato costruito il ponte, avrebbe spiegato che la fruibilità ciclopedonale non rientra nelle proprie competenze. La ciclabilità, invece, sarebbe stata inserita nel progetto su richiesta dei Comuni coinvolti e della Città metropolitana.
A ricostruire questo passaggio è Andrea Ballandi del Tavolo metropolitano della Mobilità. Al taglio del nastro avevano partecipato il direttore generale della Bonifica Renana Paolo Pini, l’allora vicepresidente della Regione Emilia-Romagna Irene Priolo e la consigliera di Alleanza Verdi-Sinistra Simona Larghetti. Da quel momento, secondo i promotori della protesta, si sarebbero susseguite promesse e rinvii senza arrivare alla riapertura del passaggio.
La richiesta dei ciclisti
Il ponte è intitolato alla prima donna alla guida di un consorzio di bonifica italiano. Per i ciclisti, la sua apertura potrebbe collegare percorsi utili anche al cicloturismo, grazie alla vicinanza con la E7. Nel messaggio diffuso durante l’iniziativa viene contestata la scarsa attenzione riservata alla mobilità sostenibile e a un settore indicato come in crescita in Italia.
I manifestanti citano, a sostegno della propria posizione, una stima di 49 milioni di presenze legate al cicloturismo e un impatto economico superiore ai sei miliardi di euro. Il punto centrale della protesta resta però l’utilizzo quotidiano dell’opera: un’infrastruttura nata anche per pedoni e ciclisti che, a due anni dall’inaugurazione, non è ancora percorribile in bicicletta.