Martedì 6 ottobre, alle 18.30, il collettivo universitario Cua e gli studenti delle scuole superiori riuniti nel Cas hanno convocato una manifestazione in piazza Verdi, nel cuore della zona universitaria di Bologna. L’iniziativa, intitolata Jeunesse en colère, nasce in solidarietà con gli studenti francesi e mette al centro la protesta contro militarizzazione, guerra e carovita.
La mobilitazione bolognese è stata organizzata in concomitanza con la giornata di lotta e sciopero convocata in Francia per la stessa data. Gli organizzatori sostengono che le proteste d’Oltralpe esprimano la reazione di una generazione alle condizioni di precarietà, alla riduzione delle risorse destinate alla formazione e a un contesto segnato da guerre e militarizzazione.
Le ragioni dei collettivi
Nel testo diffuso per presentare l’appuntamento, Cua e Cas descrivono una mobilitazione giovanile francese alimentata dalla volontà di cambiare le condizioni materiali di vita. Tra le rivendicazioni indicate figurano il contrasto alla profilazione razziale e alla ghettizzazione delle periferie, insieme alla richiesta di maggiori fondi per istruzione e servizi.
Secondo i promotori, temi analoghi riguardano anche gli studenti italiani. La protesta, spiegano, vuole denunciare la scelta di destinare risorse alle spese belliche anziché al mondo della formazione, oltre alle conseguenze della precarietà e della presenza militare nei quartieri. Piazza Verdi è stata scelta come luogo dell’iniziativa perché rappresenta uno dei principali punti di ritrovo delle mobilitazioni studentesche bolognesi.
La reazione di Fratelli d’Italia
Il richiamo alle proteste francesi ha provocato la reazione di Stefano Cavedagna, europarlamentare di Fratelli d’Italia. L’esponente politico ha accusato Cua e i centri sociali di voler emulare le violenze viste in Francia e ha sostenuto che a Bologna non debbano ripetersi episodi di guerriglia urbana.
Cavedagna ha inoltre criticato Ilaria Salis, europarlamentare di Alleanza Verdi e Sinistra, richiamando alcune sue dichiarazioni sulla mobilitazione francese. Salis, secondo quanto riferito, avrebbe sostenuto che anche in Italia esistano le ragioni per una protesta di quella portata.
L’europarlamentare di Fratelli d’Italia si è rivolto infine al sindaco Matteo Lepore, chiedendogli di intervenire e di vietare la manifestazione. Cavedagna ha anche sollecitato l’amministrazione comunale a emarginare quelli che definisce i soggetti violenti, sostenendo che Bologna non possa essere condizionata dai centri sociali.
Alla vigilia dell’appuntamento, le posizioni restano contrapposte: per Cua e Cas la manifestazione rappresenta un momento di solidarietà agli studenti francesi e di denuncia contro precarietà, carovita, guerra e militarizzazione; per Cavedagna, invece, il riferimento alle proteste d’Oltralpe costituisce un possibile rischio di tensioni e disordini in città.