Parità familiare

Lepore replica a Roccella sul congedo paritario

Il primo cittadino difende la presenza paterna e denuncia gli effetti dello squilibrio professionale

Lepore replica a Roccella sul congedo paritario

Il tema del congedo paritario riaccende il confronto politico tra la ministra per la Famiglia, la Natalità e le Pari Opportunità Eugenia Roccella e il sindaco di Bologna Matteo Lepore. A far discutere sono state le parole pronunciate dalla ministra in un’intervista a La Stampa, nelle quali ha espresso perplessità sull’idea di introdurre un obbligo paritario per i genitori.

Roccella ha sostenuto che non ama gli obblighi, soprattutto quando entrano nelle relazioni personali, e ha definito il congedo paritario un obbligo innanzitutto per le persone. Secondo la ministra, la genitorialità non dovrebbe rappresentare uno svantaggio né per le aziende né per le famiglie. Se invece venisse percepita come tale, ha osservato, suddividere il problema tra uomini e donne non lo risolverebbe, ma rischierebbe di moltiplicarlo.

La replica del sindaco di Bologna

Le dichiarazioni hanno suscitato la reazione di Matteo Lepore, che ha affidato a un lungo intervento sui social il proprio punto di vista. Il sindaco di Bologna ha spiegato di essere rimasto colpito dalle parole della ministra anche come padre, sostenendo che il tempo trascorso con un figlio appena nato non può essere considerato uno svantaggio da dividere, ma un diritto e un dovere.

Lepore ha richiamato gli aspetti quotidiani della cura dei neonati, dalle notti insonni ai pannolini, dai primi bagnetti alla paura e alla meraviglia dei primi mesi. Esperienze che, secondo il sindaco, non sottraggono qualcosa agli uomini, ma contribuiscono a renderli pienamente padri e a definirne la responsabilità personale.

La differenza tra madri e padri

Nel suo intervento, il primo cittadino ha sottolineato la distanza tra la durata del congedo obbligatorio per le madri e quello previsto per i padri. In Italia, ha ricordato, le donne sono obbligate ad assentarsi dal lavoro per un periodo più lungo, mentre per gli uomini il congedo obbligatorio è di dieci giorni.

Secondo Lepore, questa differenza contribuisce a mantenere una situazione nella quale sono soprattutto le donne a lasciare temporaneamente il lavoro e, di conseguenza, a essere esposte a sospetti durante i colloqui, al rischio di perdere opportunità di carriera o alla necessità di scegliere tra occupazione e figli. Una maggiore condivisione della cura, sostiene il sindaco, potrebbe ridurre queste penalizzazioni.

La presenza dei padri, ha aggiunto, non riguarda soltanto il rapporto con i figli, ma anche la famiglia e la compagna. Attraverso il lavoro di cura, gli uomini possono comprendere più direttamente l’impegno richiesto e superare l’idea che si tratti di un compito prevalentemente femminile.

Per il sindaco di Bologna, dunque, il congedo paritario non moltiplicherebbe il problema, ma lo affronterebbe alla radice, togliendo alle aziende un possibile argomento per discriminare le donne. Nel suo intervento ha citato anche la Spagna come esempio di Paese europeo che avrebbe già compreso questa necessità.

Lepore ha infine richiamato una differenza tra i padri che possono permettersi di assentarsi dal lavoro e quelli che, invece, rischiano di perderlo. Dalla sua esperienza amministrativa, ha detto, emergono richieste di più tempo, servizi e condivisione da parte delle famiglie. La sua posizione è a sostegno dei padri che vogliono e devono essere presenti e delle madri che devono poter scegliere senza condizionamenti o penalizzazioni.