Festa patronale

Zuppi a San Petronio: «Bologna sia una casa per i più fragili»

Durante la celebrazione, l’arcivescovo richiama solidarietà, vicinanza e responsabilità collettiva.

Zuppi a San Petronio: «Bologna sia una casa per i più fragili»

Una città da vivere come una grande casa, capace di trasformare lo sconosciuto in prossimo e di custodire le comunità a partire dalle persone più fragili. È il messaggio affidato dal cardinale Matteo Zuppi a Bologna durante la Messa solenne per San Petronio, patrono della città e della Diocesi, celebrata nella basilica dedicata al santo.

La celebrazione del 5 ottobre 2026 è stata seguita dalla processione delle reliquie in Piazza Maggiore e dalla benedizione solenne alla città. Nell’omelia l’arcivescovo ha accostato la figura di San Petronio a quella dei tre sacerdoti martiri di Monte Sole, don Ubaldo Marchioni, don Elia Comini e padre Martino Capelli, proclamati beati una settimana prima.

Il richiamo ai martiri di Monte Sole

Ricordando i tre sacerdoti, Zuppi ha sottolineato la scelta di rimanere accanto alle persone loro affidate fino alle estreme conseguenze. «Restarono fino alla fine al fianco degli indifesi, perdendo la loro vita», ha detto il cardinale, spiegando che quel sacrificio può essere compreso pienamente soltanto attraverso gli occhi dell’amore.

Secondo l’arcivescovo, il seme della loro vita donata al prossimo ha lasciato una grazia per la città: l’insegnamento che le comunità devono essere custodite a partire dai più deboli. Nel corso della liturgia Zuppi ha utilizzato anche il pastorale appartenuto al cardinale Giacomo Lercaro, del quale nel 2026 ricorre il cinquantesimo anniversario della morte.

Davanti alle autorità cittadine, tra cui il sindaco metropolitano Matteo Lepore, il cardinale ha richiamato una frase attribuita a Lercaro: «Se non condividiamo il pane della terra, come fare a condividere quello del cielo?». Da qui l’invito a vivere Bologna come una casa e non come «un condominio di egoisti».

La città come luogo d’incontro

Nella riflessione di Zuppi, anche i portici rappresentano concretamente uno spazio di confine tra casa e strada, capace di favorire l’incontro. «Siamo tutti diversi, ma è altrettanto vero che siamo tutti fratelli e sorelle», ha affermato, sostenendo che lo sconosciuto può diventare il prossimo attraverso l’amore e il servizio.

Il richiamo all’inclusione, ha aggiunto, non può restare soltanto un principio. Una comunità che ama può rendere la città meno individualista, mentre la Chiesa non deve essere «un club di iniziati perfetti» che mantiene le distanze. L’esortazione conclusiva è stata a «apparecchiare ovunque nella città la tavola dell’amicizia», nel segno dell’Anno del Pane e dell’eredità spirituale di Lercaro.

Alla Messa hanno concelebrato numerosi sacerdoti della Diocesi. Al termine, Zuppi ha guidato in Piazza Maggiore la processione con le reliquie di San Petronio e, dal sagrato della basilica, ha impartito la benedizione alla città e alla Diocesi. Alla celebrazione ha assistito anche il vescovo Dionisio di Kotyeon, ausiliare della Sacra Arcidiocesi Ortodossa d’Italia.

La giornata è proseguita con concerti sul sagrato e in Piazza Maggiore, fino allo spettacolo di luci conclusivo delle 23. Il percorso narrativo è stato dedicato ai temi di pace, accoglienza e diritti. Le celebrazioni proseguiranno domenica 18 ottobre con la Messa solenne per il cinquantesimo anniversario della morte di Lercaro, accompagnata da iniziative, mostre e convegni promossi dalla Diocesi, dalla Fondazione Cardinale Giacomo Lercaro e dalla Facoltà Teologica dell’Emilia-Romagna.