Un secondo telefono cellulare potrebbe contribuire a ricostruire le ultime ore di Abderrahim Fakir, il 42enne morto il 19 luglio in via Svevo, al Pilastro, al culmine di un intervento della polizia. La Procura di Bologna prosegue gli accertamenti sulle condizioni psicofisiche dell’uomo e sulla sequenza dei fatti che hanno preceduto il decesso.
Il dispositivo, rimasto irreperibile per oltre due mesi, è stato consegnato agli inquirenti da un amico di Fakir estraneo alla vicenda. Gli investigatori cercheranno di recuperare contatti, ricerche online e altri dati utili a ricostruire le attività del 42enne nei giorni e nelle ore precedenti alla morte. Il conferimento dell’incarico per l’analisi tecnica è previsto alle 10 e sarà affidato all’ingegner Ferraro, già consulente della Procura per l’esame dei dati estratti dal primo telefono riconducibile a Fakir.
La richiesta della difesa degli agenti
L’analisi non riguarderà soltanto il contenuto del dispositivo. L’avvocato Gabriele Bordoni, che assiste i due poliziotti coinvolti nell’intervento, chiederà al consulente di verificare anche l’integrità del telefono e l’eventuale presenza di manipolazioni. Il punto è chiarire dove sia rimasto il dispositivo durante i più di sessanta giorni trascorsi tra la morte di Fakir e la consegna alla Procura, e se in quel periodo i dati possano essere stati modificati.
Il ritrovamento è stato possibile anche grazie all’attività investigativa della difesa della famiglia di Fakir, assistita dall’avvocato Fabio Anselmo. Soltanto dopo le verifiche sull’integrità del supporto gli esperti potranno procedere all’esame completo delle informazioni eventualmente ancora disponibili.
Autopsia e ricostruzione degli ultimi minuti
Restano intanto attesi gli esiti definitivi dell’autopsia eseguita dal pool di consulenti incaricato dalla Procura. Gli accertamenti preliminari, compresi gli esami istologici e tossicologici, hanno indicato nell’ipossia, cioè nella carenza di ossigeno, la causa della morte. Rimangono però valutazioni differenti tra i consulenti e le difese sulle circostanze che avrebbero determinato quella condizione. La relazione conclusiva dovrà quindi chiarire il meccanismo che ha portato al decesso.
Un altro nodo riguarda l’ora esatta della morte. Durante il confronto sugli esiti preliminari non sarebbe stata individuata con precisione, un elemento considerato decisivo per stabilire se il decesso sia avvenuto prima, durante o dopo il contenimento effettuato dagli agenti. La definizione dell’orario è stata sollecitata anche da Matteo Tudini, consulente della difesa dei poliziotti.
Per completare la ricostruzione, i consulenti potranno confrontare i risultati medico-legali con il materiale audiovisivo acquisito dalla Procura, compreso il filmato della bodycam indossata da uno degli agenti intervenuti al Pilastro. Le immagini saranno esaminate insieme agli altri video raccolti nell’indagine, con l’obiettivo di definire la successione temporale degli eventi e il ruolo delle condizioni di Fakir, dei dati tossicologici e delle modalità dell’intervento.